La forza espressiva del linguaggio sonoro spesso è finalizzata ad esprimere momenti diversi della vita senza escludere le situazioni comuni della quotidianità. Risponde in modo chiaro a tale intenzione il recentissimo album “A day in the life” del compositore bolognese Massimo Forapani, artista che orienta il proprio talento attraverso la creazione di paesaggi e colonne sonore facendo leva anche su di una indiscutibile perizia nell’uso dei linguaggi della comunicazione.
Si tratta di un album che si avvale anche della collaborazione di una personalità artistica parimenti eclettica, il maestro Davide Degli Esposti. A tale proposito facciamo riferimento ad un polistrumentista esperto che ha siglato il proprio contributo nella realizzazione del secondo brano della raccolta dal titolo “Through the city streets”. In tale contesto si uniscono le forze di due professionisti della scena bolognese che coniugano la consolidata esperienza nella composizione per immagini, tipica di Forapani, con la versatilità strumentale del collega Degli Esposti.
Volendo definire in estrema sintesi le caratteristiche dell’album possiamo asserire che si tratta di un florilegio di nove brani improntati su di una scelta stilistica musicale che muove tra sonorità Ambient, New Wave ed elettronica; un compendio di generi che l’artista bolognese dimostra di conoscere e saper gestire con singolare destrezza. La copertina orienta l’ascoltatore in quanto già riflette in modo inequivocabile il contenuto e prefigura lo stile definendo come denominatore comune alle immagini il tempo e la ciclicità. Potremmo azzardare la definizione di un mosaico narrativo che rappresenta lo scorrere del tempo attraverso un ciclo di 24 ore.
Uno dei punti di forza dell’icona che quintessenzia il programma musicale consiste nel porre rilievo alla volontà dell’autore di abdicare ad una narrazione lineare, utilizzando come simbolo centrale una figura riconducibile alla torre degli scacchi sormontata da una sfera di cristallo che assume il ruolo di” specchio del tempo”. Le quattro scene che si irradiano dal centro non richiamano solamente situazioni temporali della giornata, ma evocano stati d’animo ed atmosfere che la musica riesce poi a definire in modo evidente.
Una accorta osservazione della copertina fornisce già una guida all’ascolto e le nove espressioni sonore, ad eccezione dell’ultimo quadro, sono volutamente di breve respiro proprio per sottolineare il rapido susseguirsi di impalpabili emozioni che le situazioni raffigurate vogliono creare. L’autore sembra voler esplorare il labirinto dell’inconscio e ricercare un linguaggio di taglio impressionista in cui i temi musicali autentici costituiscono una sparuta minoranza in una realtà musicale disseminata da una miriade di frammenti sonori ed effetti speciali realizzati anche con un sapiente uso delle tecnologie più avanzate.
All’orecchio di un comune ascoltatore non sfuggono quadri sonori e stati d’animo diametralmente opposti. L’energia di “Coffee for breakfast” espressa attraverso un tema lineare quasi riconducibile al barocco si pone in netto contrasto con il carattere evasivo di “Walking on the deserted beach” e con gli artifici sonori che sono la base strutturale di “A difficult choise”. La composizione conclusiva assume una fisionomia più complessa ed il titolo “Relaxing times with my cat” lascia presagire una scelta artistica in cui le atmosfere più pacate evidenziano una condizione cui l’animo umano ardentemente anela: il calore degli affetti e l’intimità del focolare domestico.
Un ulteriore elemento degno di osservazione è la scelta della denominazione del sesto quadro: “Midsummer night”. Si rileva una espressione fortemente evocativa che ci orienta verso il celebre “Sogno di una notte di mezza estate” di Felix Mendelssohn Bartholdy. Emergono a tratti espressioni romantiche rivisitate e riproposte con un uso delle tecnologie che non perde mai di vista le finalità artistiche e l’attenzione di un pubblico eterogeneo. Siamo dunque in presenza di una proposta artistica emotivamente varia che, per parafrasare il divino Claudio Monteverdi, “muove gli affetti”, in quanto riesce a spaziare da momenti energici a riflessioni calme e sognanti.
Andrea Musso
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