La musica è una disciplina formativa di ampio spessore e l’apprendimento necessita di un approccio graduale ed operativo soprattutto quando i destinatari della didattica sono gli studenti della scuola secondaria di primo grado coinvolti nel percorso di orientamento strumentale.

Gli insegnanti affiancano alla competenza tecnica la volontà di rimodulare costantemente le metodologie puntando la lente di ingrandimento su discenti che costituiscono i giovani virgulti di una società in costante trasformazione.

Elena StaianoMario Cosco hanno perfettamente colto questo aspetto facendo leva sulla pluriennale militanza nella formazione musicale e su di una singolare consonanza professionale che li ha portati a superare le barriere di una pedagogia tradizionale che probabilmente ai nostri tempi risponde solo in minima parte ai bisogni dei nuovi aspiranti musicisti.

La sfida e la scommessa di questo recente metodo dall’altisonante titolo di “Guitar in Green” manifestano l’obiettivo non più derogabile di motivare gli adolescenti allo studio della chitarra procedendo dallo sviluppo dell’orecchio e della percezione sensoriale prima di avviarli alla decodificazione del sistema notazionale. Sfogliando il testo edito da Musica Practica affiora all’istante la concezione di una nuova filosofia didattica in cui l’apprendimento antepone la musica stessa ad ogni preambolo teorico. Pertanto l’ascolto, l’imitazione, il canto e l’esecuzione rendono i ragazzi protagonisti del loro percorso in modo immediato e solo ad una seconda fase è relegato il processo di decodificazione del linguaggio grafico. Alla base si intravede una definizione dell’espressione sonora in cui lo strumento non è indicato come il vero obiettivo, ma il mezzo per esprimere un linguaggio interiore che già appartiene alla dimensione umana. Gli autori alludono alla voce, al movimento ed alla percezione sensoriale. Proprio quest’ultimo aspetto rappresenta il fulcro di questo prontuario.

Gli allievi sono spronati in modo ludico ad assimilare per imitazione aggregazioni ritmiche e frammenti melodici, nonché a riconoscere i suoni in base all’altezza. La formazione ritmica avviene interiorizzando la pulsazione con il gesto-suono realizzato con mani, gambe e schiocco di dita ascoltando composizioni tratte da vari repertori. Il volume presenta anche una componente digitale essendo corredato da un materiale audio cui si può accedere mediante QR Code. Ciò consente di interiorizzare i brani prima ancora di leggerli, di assimilare il ritmo potendosi esercitare anche a casa con le basi di accompagnamento e di migliorare l’ascolto nell’ambito del repertorio classico e contemporaneo. Un ulteriore punto di forza consiste nel progettare il processo di apprendimento in una dimensione aggregativa in cui l’allievo non è segregato nello studio tecnico solitario, ma avviato alla pratica strumentale all’interno di un percorso di musica d’assieme. Le prime proposte esecutive sono articolate in duetti con il maestro o addirittura in brani di musica d’impronta cameristica in cui interagiscono addirittura quattro o cinque chitarre. La progressione tecnica avviene in modo graduale lasciando assoluta flessibilità al docente come ad esempio la facoltà di introduzione l’uso del pollice per le note gravi prima singolarmente e poi simultaneamente alle corde acute. Un ulteriore pregio è costituito dalla presenza di sezioni sulla nomenclatura della chitarra e sulla storia della notazione procedendo dalla scrittura neumatica. Un importante arricchimento culturale per accrescere il senso storico e cogliere l’evoluzione del linguaggio della musica. Il testo nasce con l’obiettivo di essere direttamente sperimentato sul campo e gli alunni stessi sono stati i pionieri di una didattica fortemente innovativa che mira in definitiva ad appassionare e contribuire al benessere. I principi metodologici sostenuti nel testo non sono relegati solo alla formazione chitarristica, ma possono essere estesi all’insegnamento di qualsiasi strumento, in quanto fa da denominatore comune una concezione più attiva della didattica in cui la componente tecnica non è più autoreferenziale, ma al servizio della musicalità e delle potenzialità espressive dell’alunno.

Di Andrea Musso